Orazio di Maria

Il ragazzo che ha saputo fare di ago e filo la sua principale sperimentazione artistica

Orazio Di Maria, classe ‘91, è uno studente dell’Accademia di Belle arti di Roma e studia scenografia teatrale.
Definisce la sua passione per l’arte un’ attitudine innata, un modo di percepire la realtà e restituirla agli altri, e una ricerca continua che sperimenta con tentativi fino a capire quali sono le parole e i metodi migliori da usare per dire ciò che vuole esprimere. Si avvicina al mondo dell’arte con un diploma di pittura e decorazione pittorica all’Istituto d’Arte di Catania nel 2011 e poi con lo studio di scenografia prima all’Accademia di Belle Arti di Catania e poi a Roma.

Orazio utilizza una particolare tecnica artistica che è il ricamo.
Racconta che questa tecnica è arrivata nella sua vita solo di recente nonostante ago e filo abbiano sempre fatto parte della sua quotidianità, attraverso la nonna e la mamma che da bambino vedeva impegnate coi ferri o col telaio. Il suo primo approccio con il ricamo però è stato “social”, così lo definisce, poichè poco meno di un anno fa ha scoperto su Instagram un’attiva comunità di “modern embroiderers” – ricamatori moderni – che utilizzano questa tecnica secolare per scopi non solo decorativi ma anche di propaganda politica e culturale.
Dalla semplice curiosità si passa all’azione, e così Orazio si è procurato i materiali ed ha imparato i punti base necessari a definire i contorni e a riempire le campiture.

I materiali che principalmente vengono utilizzati nei lavori  sono ovviamente il filo, di cotone o sintetico, e la “tela” che può spaziare dal cencio vecchio alla seta, passando per il cotone o il lino.
“Essendo il materiale tessile, qualcosa con la quale un po’ tutti abbiamo a che fare ogni giorno, non è difficile che le mie opere partano dal riciclo, quindi spesso i tessuti che utilizzo possono anche essere abiti dismessi o stoffe recuperate.”

Tra i lavori di Orazio c’è da distinguere quelli che nascono come pura decorazione e quelli che invece, nella loro essenzialità raccontano una storia. L’unico filo conduttore che c’è tra le sue opere è il suo personale punto di vista sulle vicende del mondo intorno a lui.

Solitamente le creazioni di Orazio partono da idee abbastanza semplici, che si tratti di una parola letta di sfuggita o di una canzone ascoltata in metro.
L’unica cosa che si propone e spera di poter fare è restituire agli altri la sensazione che prova nel momento in cui una di queste idee innesca in lui il processo creativo.

 

Sara Pinna

 

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