Barbara Vaccalluzzo

“I disegni che faccio sono delle radiografie dei miei pensieri, spesso confusi, affollati, asfissianti e quasi mai ordinati”

Barbara Vaccalluzzo, classe ’92, è una ragazza che ha frequentato un corso di scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Catania. La sua formazione  la vede impegnata anche in percorsi di alta formazione in scenografia e arredamento e una formazione specifica come “macchinista da palcoscenico”. Forte della sua formazione l’artista ha sempre conosciuto l’arte e ad oggi, oltre che ad essere una grande appassionata del mondo della grafite, è un abile disegnatrice.

Lei stessa afferma “Mi ricordo da sempre con una matita in mano … alcune volte anche con colori e pennelli” e questo ci fa capire subito come l’arte per l’artista sia stata un motore di crescita da cui non potrà più staccarsi. Barbara durante il suo percorso ha sperimentato varie tecniche, dall’ olio all’acquarello, dallo smalto alla china, tuttavia la matita su carta è la tecnica che predilige. Sui supporti invece l’artista non ha mai avuto dubbi “l’importante è che siano bianchi”. Attualmente Barbara riesce a far dialogare le tecniche sopracitate perfettamente, creando dei lavori impeccabili.

Va sottolineato che questi  lavori sono  estremamente complicati, nascono  in prima battuta da una ricerca personale che solo dopo viene tramutata in tratto. L’artista sente forte la necessità di comunicare se stessa e il proprio stato d’animo, ha bisogno di far conoscere la sua visione e la sua complessità al pubblico, i suoi lavori non sono quindi dei semplici disegni, vanno più a fondo, è come se la grafite venisse direttamente dall’interno dell’artista e non dalla mina. Questa necessità di raccontarsi però incontra la sua alta formazione rendendo l’impronta scenografica  estremamente evidente. Quello che la ragazza “costruisce” è una vera e propria scenografia di ambienti immaginari, creati sia dalla mente che dalla sfera emotiva. Salta subito all’occhio come l’artista non sta rappresentando luoghi familiari all’uomo, quello che fa va oltre, è come se in qualche modo sulla carta venisse disegnata una “costruzione architettonica del suo stato d’animo” ed è esattamente questo lo snodo che la rende unica nel suo genere.

Se ci soffermiamo bene sui suoi disegni è possibile vedere linee incerte, cupe, dure, costruzioni complesse, fragili, tenebrose, insicure e ancora, vedute di interni affollati, sovraccaricati, come se dentro si fosse accumulato l’inverosimile. Questa è Barbara Vaccalluzzo e nei suoi disegni si racconta perfettamente.  In finale va sicuramente analizzata anche la sua attenzione per l’ espressionismo. Non è possibile non notare nel tratto e nell’atmosfera creata dall’artista un avvicinamento a quel carattere pittorico prorompente, esternante, a volte quasi violento del fare artistico del primo 900.

 

Nicolò Savi

 

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