Beppe Stasi

“In genere uso tutto quello che è acqua: acrilici, acquerelli, olio diluito e faccio dialogare la materia con il sapone”

Beppe Stasi, classe’ 93, è un ragazzo originario di Longobucco attualmente iscritto al corso di Pittura presso l’Accademia delle Belle Arti di Roma. La sua passione per l’arte inizia da piccolissimo, a quattro anni già suonava la chitarra e disegnava con la matita. La sua ricerca lo poterà poi ad interessarsi al fumetto, la sua più grande passione, ma allo stesso tempo il ragazzo è impegnato anche nella creazione d’illustrazioni e opere “pittoriche”. La sua arte lo porterà quindi a spostasi prima a Bologna e poi a Roma, città estremamente ispiratrice per l’artista. “Il punto forte di Roma è la luce, questi forti contrasti le altre città se li sognano”. Oggi HideArt si soffermerà su Beppe Stasi come pittore.

La sua tecnica è molto complessa, le sue opere partono da una lunga ricerca sia d’immagini che di effetti luminosi. Non lavora più con modelli, la sua ricerca si focalizza molto sulle immagini, volti di persone, corpi, ritratti presi dai più differenti mezzi a disposizione: giornali, internet, riviste ecc. Questa ricerca serve all’artista come imput per la creazione dell’opera. Egli si focalizza su un particolare, e da li inizia a “raccontare” di getto quello che sente, quello che lui prova in quel momento. A questa fase di ricerca poi si aggiunge la sua tecnica, una tecnica innovativa e inedita la cui resa lascia senza fiato.

L’artista dirà “in genere uso tutto quello che è acqua: acrilici, acquerelli, olio diluito e faccio dialogare la materia con il sapone”. È proprio questa la particolarità di Beppe Stasi, la sua arte è generata dal sapone. I supporti invece sono quelli tradizionali; dalla plastica al legno per quanto riguarda la resa, ma utilizza anche carta e tela. Tornando più lucidamente sulla tecnica utilizzata da Beppe, è evidente come questa, accademicamente, non trova spazio. Siamo abituati a sentir dire agli artisti di non mischiare tecniche diverse e di non usare prodotti che agiscono in modo troppo invasivo sui supporti. Tutto questo in Beppe NON lo ritroviamo, la sua è una tecnica assolutamente sperimentale, invasiva, corrosiva ma dalla resa eccellente. Prima stende il colore e poi lo “strazia” con il sapone, creando degli effetti luminosi unici. Il sapone inoltre agisce anche corrodendo il supporto, compromettendo la durata dell’ opera. “I miei sono esperimenti, non so mai quanto possano durare” affermerà l’artista. Da aggiungere che i soggetti delle sue opere non guardano mai lo spettatore, hanno sempre gli occhi abbassati, come spesso succede nel mondo reale, sono in uno stato di dormiveglia.

Le opere di Beppe però non sono interessanti solo da un punto di vista tecnico, le sue creazioni sono un frammento della sua personalità. Lui stesso affermerà “mi racconto sulla tela”, ed è proprio questo che poi il ragazzo fa, raccoglie tutte le pulsioni, tutti i sentimenti, gli stimoli, i turbamenti che prova durante la stesura del colore per poi riproiettarli in modo diretto sul supporto scelto per farli arrivare a noi, i suoi spettatori. Beppe è un artista che lavora molto di getto, non vuole comunicare qualcosa a priori, la sua è una comunicazione autentica, senza filtri.  Vedere un quadro dell’artista significa vedere una parte di lui.

 

Nicolò Savi

 

 

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