Giacomo Domenicucci

“In primis credo che vada comunicato un valore estetico, rappresentare la propria idea di bellezza”

Giacomo Domenicucci, classe ’96, è uno studente dell’Accademia di Belle Arti di Roma, dove attualmente frequenta la scuola di Pittura. Giacomo si dedica per la prima volta alla pratica pittorica all’età di diciotto anni, reputando la pittura il mezzo più adatto per dar voce al suo “groviglio interiore”; in breve l’atto di dipingere si trasforma per il giovane in un’esigenza espressiva ed esistenziale. Giacomo riconosce nella pittura un medium denso di potenzialità comunicative, che può ben plasmarsi all’esigenze espressive di chi lo adotta.

Adesso la modalità che Giacomo predilige consiste nello stendere sulla tela un primo strato di colore ad acrilico, su cui poi successivamente è aggiunto del colore ad olio, che “ingentilisce” il risultato finale. La sperimentazione però è sempre stata parte integrante dello sviluppo artistico del giovane artista, che ci spiega che in passato ha adoperato anche altri linguaggi, come ad esempio il collage o le composizioni polimateriche realizzate con materiali di scarto (residui secchi di colore, legno e plastica).

L’ultima serie pittorica realizzata da Giacomo mostra chiaramente che il sentimento che egli nutre nei confronti della pittura è un sentimento di ammirazione e profondo rispetto, che nelle sue tele vediamo concretizzarsi  nel richiamo ai molteplici modi figurativi caratteristici della tradizione artistica, nazionale e non, rielaborati da Giacomo in modo del tutto personale ed innovativo. E’ evidente che il fascino per il “Bello classico” sia uno dei motivi fondanti di questa serie: il giovane pittore ci confessa infatti di essere irrimediabilmente attratto dalle “belle teste greche”, che sono difatti soggetto delle sua serie e che egli, in modo originale, associa al più moderno linguaggio artistico della Pop Art. Le teste greche di Giacomo, difatti, potrebbero considerarsi il corrispettivo “remoto” delle celebrità delle serigrafie warholiane, seppur si potrebbe osservare che anche l’eco della metafisica italiana sembra avere un suo peso; queste teste penzolanti nel vuoto, su uno sfondo vuoto e astratto, ci danno infatti quell’impressione di rarefazione ed enigmaticità che è caratteristica della produzione di de Chirico.

Quest’omaggio alla tradizione, specie alla tradizione artistica classica, non è tuttavia una semplice “confessione estetica”, ma rientra di fatto nella più ampia volontà dell’artista di fare di questi suoi miti classici dei messaggeri di riflessioni sull’uomo odierno e le dolorose contraddizioni che lo affliggono; ed ecco allora che l’Atena imbavagliata diventa emblema della saggezza censurata , mentre invece la bella Amazzone diviene insegna contro quella mentalità consumistica che spesso ci porta ad immaginare che ogni cosa possa essere mera merce da compravendita. E il fatto che a lanciare questi moniti di denuncia siano esponenti di una remota “età dell’oro” permea queste opere di “un sottile e malinconico senso di nostalgia”, comprensibile se si pensa che oggigiorno gli uomini sembrano vivere in una realtà che si trasforma rapidamente, ma che trascende la loro stessa facoltà di azione e comprensione.

Quella di Giacomo è dunque una produzione artistica in cui estetica e contenuti si dosano perfettamente, e che forse proprio per questa sua qualità risulta essere inevitabilmente intrigante all’occhio dello spettatore; noi di HideArt dal canto nostro siamo molto curiosi di sapere che direzione prenderà questo percorso creativo intrapreso da Giacomo, e scoprire se egli riuscirà a sviluppare ulteriormente tale connubio tra bellezza classica e linguaggio pittorico contemporaneo.

 

Giulia Guarnieri

 

 

 

 

 

 

 

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