Mattia Barbalaco

“Mi interessa fermare dei periodi della mia vita e tradurli in qualcosa che, sia pure negativo, trova una via di uscita nel bello”

Questa è l’idea di Mattia Barbalaco, classe ’99, attualmente iscritto al corso di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Roma. Mostra interesse per le arti figurative sin da piccolo e i suoi risultati, tutt’altro che discreti, lo spingono a proseguire con decisione il suo percorso creativo. Un percorso che si definisce prevalentemente con colori ad olio e tele; materiali che, secondo Mattia, ben si sposano alla sua poetica.

Un’espressività prorompente, da cui è difficile difendersi; rimanere “illesi” è pressoché impossibile difronte quei volti e quegli sguardi che Mattia riesce a ritrarre su tela con una meravigliosa vitalità. È carne viva, è pelle che pulsa in un battito di colori così fedeli al reale e allo stesso tempo invece così lontani dalla mera visione ottica. Sono dei ritratti interiori, come lo stesso artista li definisce, quelli che ci troviamo di fronte.

L’indagine di Mattia vuole dunque spingersi oltre alla realtà fisica, senza trascurarla; anzi, è proprio il contingente, il reale, la materia, che può divenire lo strumento fondamentale per raggiungere una dimensione più profonda, inconscia, e trovare quel che di più umano ci appartiene.

Ricorda, per certi versi, quella ricerca di Géricault realizzata con la serie di ritratti del ciclo degli Alienati del 1822-23. Il pittore francesce voleva cercare di rendere la dimensione interiore qualcosa di leggibile a chiare lettere dall’esterno. E lo fa partendo da coloro che sono affetti da un disturbo psichico che, pur essendo appunto una condizione mentale, risulta in verità essere qualcosa che affetta inevitabilmente anche l’aspetto della persona; il volto particolarmente. Théodore Géricault riesce magnificamente a darci la chiave per guardare oltre il ritratto, oltre lo sguardo, immergendovici dentro e potendone cogliere i pensieri, le sensazioni, persino arrivando a  darci un’idea del vissuto dell’essere umano che stiamo osservando.

Mattia Barbalaco riprende questo obbiettivo. Dipinge e indaga, ritrae e racconta, ci raccontano le sfumature ad olio tutto quel mondo che il volto di una persona nasconde dentro di sé. E tutto nella lingua della bellezza. Bellezza che non è necessariamente l’insieme di caratteri estetici che nell’immaginario colettivo corrispondono al bello, ma è quell’immagine di coesione, di equilibro tra forma ed idea che è propria di ogni essere umano e che emerge dagli sguardi dei ritratti che Mattia realizza.

 

Francesca Angelini

 

 

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