Ilaria de Sanctis

“Leggerezza e pesantezza sono dei concetti chiave per determinare l’atteggiamento e l’attaccamento dell’uomo alla vita, distinta tra una logica evanescente e un legame passivo e materialistico.”

Leggerezza come ideale, o come condanna? Un possibile equilibrio, o una frattura dolorosa?

 

Nella sua serie “Insostenibile Leggerezza”  Ilaria de Sanctis, classe ’97 esamina la natura intrinseca del polivalente concetto della leggerezza, riflettendo, nello specifico, come essa possa manifestarsi, o non, nell’esistenza umana. L’artista sviluppa analiticamente la sua indagine contrapponendo il concetto della leggerezza a quello antitetico della pesantezza. Riecheggia, nella suddetta operazione, l’eco delle “Lezioni americane” di I.Calvino, e dell’ “Insostenibile leggerezza dell’essere” di Kundera, letture illuminati per Ilaria. Le due opere sostengono, difatti, tesi diametralmente opposte circa il concetto della leggerezza; nella mentalità calviniana la leggerezza è considerata un “modus vivendi”. All’inverso,  nella concezione dell’autore ceco la leggerezza assume lo status di mito fallace e contraddittorio, smentito dalla consapevolezza di un’esistenza inevitabilmente materialistica ed opprimente.

“Insostenibile Leggerezza” si sviluppa su due serie da tre pannelli ciascuna. Ciascuna serie, ci viene spiegato, si compone rispettivamente da una rappresentazione astratta del concetto di leggerezza, del concetto di pesantezza, e della possibile congiunzione tra i due, ognuna espressa mediante un’associazione cromatica. Nella prima serie la leggerezza è incarnata nel colore blu, emblema tradizionale della spiritualità e della trascendenza. Come, difatti, è possibile osservare nell’opera del secondo pannello, il colore si dispiega in maniera fluida per creare una forma dalla consistenza evanescente, materializzazione di uno stato emotivo sereno e disteso e, dunque, un’ideale trasposizione del concetto della leggerezza. La pesantezza, all’opposto, s’esprime nella carica tragicamente passionale del rosso, che osserviamo acquisire forma come a seguito di  una scarica d’ energia brutale e dirompente, comunicante uno stato emotivo d’angoscia. Nell’ultimo pannello assistiamo al confronto tra leggerezza e pesantezza, un dinamico scambio di energie che sembra prospettare un auspicio di unione benefica.

Ed invece, nella seconda serie, ogni elemento muta, ogni speranza si vanifica. L’artista attua un completo capovolgimento delle modalità espressive precedentemente adoperate; la leggerezza, concepita ora come il peso insostenibile di un’ esistenza che grava ineluttabilmente sulle spalle dell’uomo – e a cui egli sembra non aver modo d’opporsi- è ora associata alla drammaticità del colore rosso. La storia raccontata da Ilaria, che si dipana nel materializzarsi di queste forze astratte, nel loro confronto e, in ultimo, nello scambio dei loro attributi identitari, è una storia dall’epilogo drammatico; nell’ultimo pannello il blu, che è ora colore della pesantezza, campeggia trionfante, e noi partecipiamo all’inevitabile dissoluzione del nobile valore esplicato da Calvino.

La forza della serie “Insostenibile leggerezza”  risiede nella sua potenza narrativa, nel suo configurarsi non come una semplice sfilata di composizioni astratte, ma come una vera e propria ricerca nei meandri dello spirito umano; una ricerca complessa, contraddistinta da un’evidente maturità artistica e mentale da parte dell’artista che la compie.

 

Giulia Guarnieri

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