Beatrice Schivo

“Beatrice ha colorato i miei pensieri, riaccendendoli, scrive Ludovica nella prefazione del libro. Entrambe sono isolane (Beatrice è sarda) ed entrambe vivono tale rapporto particolare con la propria terra d’origine”      – L’Altrove –

HideArt ha oggi il piacere di presentarvi Beatrice Schivo, illustratrice sarda classe ’93, laureata in Beni Culturali all’Università degli Studi di Cagliari. La passione per il disegno, ci racconta Beatrice, è nata in lei in maniera del tutto improvvisa e casuale; musica alle orecchie, foglio a portata di mano, e tutto ha avuto inizio. Ormai disegnare rappresenta per Beatrice un vero e proprio “modus vivendi”, una maniera per tirar fuori l’essenza più intima di se stessa ed esprimere quel complesso di sentimenti, ricordi e sensazioni che altrimenti opprimerebbero il suo animo.

Musica, poesia e disegno, questo è il pane quotidiano della nostra illustratrice. Musica e poesia, ci spiega infatti Beatrice, rappresentano gli stimoli più importanti che la sollecitano alla produzione artistica; il sentimento e la potenza espressiva che animano queste due forme creative offrono a Beatrice quella materia prima fondamentale, vaghe visioni o sensazioni che ella poi plasma concretamente nei propri disegni. La parola, dunque, che sia la parola di un testo musicale o di un testo poetico, è mediazione spesso “essenziale per produrre un disegno“; le poesie dell’autrice siciliana Ludovica Riccieri, ad esempio, l’hanno portata ad illustrarne il libro “Ricordami che non si dorme“, edito dalla c.e. Le Mezzelane.

Nella composizione dei suoi disegni è possibile quasi osservare una concreta materializzazione della personalità della giovane illustratrice. Come possiamo notare, la linea netta e precisa da cui, nella prima fase di realizzazione, prende vita l’opera, è in seguito “sporcata” con tratti sottili e imprecisi; ordine e disordine, regolarità e casualità, queste sono le polarità che convivono nella persona, e nei disegni, di Beatrice. Ogni tanto, forse per l’esigenza di un più empatico contatto col disegno stesso, Beatrice decide di “sporcarsi le mani” ed utilizzare materiali tradizionali per lavorare, matita, china e carta; altrimenti, la soluzione più comoda è rappresentata dall’uso del suo Ipad Pro, che le garantisce maggior rapidità.

Nei suoi  ultimi progetti, Beatrice sta esplorando nuove direzione creative, mediate dalla profonda passione che ella nutre nei confronti della tradizione popolare e devozione della sua terra, la Sardegna. Questa ricerca, maturata anche in seguito del percorso di studi intrapreso – Beatrice frequenta infatti la Magistrale di Storia e Società – affascina molto l’illustratrice, che auspica in questo modo di poter mostrare a chi osserva i suoi disegni la forte essenza primigenia che ancora anima la Sardegna e le sue tradizioni. Da qui nascono le illustrazioni dei santi, delle sante e degli ex voto; le illustrazioni delle donne preraffaellite, dei gioielli tradizionali e delle maschere del carnevale sardo. Come “Sant’Agata”, ad esempio, che, seppur ancor nello stato di bozza, esibisce già la rinomata bellezza della giovane martire, condannata per la sua promessa di fede alla terribile tortura dello strappo dei seni. Parimenti affascinante è l’illustrazione “Monti di Mola“, che prende il titolo dalla località sarda il cui dialetto è stato reso celebre da Fabrizio de Andrè nell’omonima canzone, e di cui alcuni versi, quasi ad arabesco, accompagnano il particolareggiato disegno dell’antico e raffinato gioiello a fiore.

Parola poetica e disegno elegante, i due fulcri estetici da cui prende forma la produzione di Beatrice. Dall’armonioso accordo di questi due elementi si sviluppano fini composizioni grafiche, che lasciano trasparire la sensibilità della realizzatrice e che, per i loro contenuti così affascinanti e allo stesso tempo intimi, mostrano una parte profonda della sua identità, che si rivela poi in maniera del tutto originale nella ricerca delle radici più vere della terra in cui vive, e che sono anche parte della sua persona.

 

Giulia Guarnieri

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