Vittoria Iannone

“Tutto è basato sull’interferenza e sull’errore che la maggior parte delle persone odiano, nelle conversazioni, nelle trasmissioni televisive, nei film e serie tv.”

L’errore considerato come intrinseco processo creativo, come forma d’espressione autentica e spontanea; concezione fondamentale da cui si sviluppa l’elaborato della nostra fotografa odierna, la studentessa Vittoria Iannone, classe ’95, frequentante il Biennio specialistico di Grafica e Fotografia alla romana Accademia di Belle Arti.

La fotografia è il mezzo artistico prediletto da Vittoria, lo strumento con cui la ragazza si sente più “a suo agio”e che le permette di esprimersi al meglio. Sul campo da lavoro Vittoria non può fare a meno di sperimentare con le sue macchine fotografiche più fedeli e con la sua collezione di obiettivi. Inizialmente, nel momento della post-produzione, l’utilizzo di software come Photoshop era fondamentale alla fotografa per il conseguimento degli effetti desiderati; adesso invece, formulata questa sua poetica “dell’interferenza” , la manipolazione digitale non è più necessaria.

Da un anno a questa parte, difatti, il modus operativo adottato in modo sistematico dalla studentessa consiste nel creare una composizione fotografica volutamente sfalsata – “che faccia sembrare la fotografia, in sé per sé, un errore”. Incentivo fondamentale per intraprendere questa direzione espressiva è stato lo studio sulla Glitch Art, o arte della distorsione, le cui creazioni difettose e colorate risultano essere addirittura “disturbanti” nella loro disarmonia e nella loro esplicita imperfezione; attributi, questi, che l’uomo è tendenzialmente propenso a considerare negativi ed a odiare, ma che ella invece ha deciso d’esaltare nel suo lavoro.

Con la sua serie fotografica “Nascondino”, Vittoria vuole dimostrare come l’uomo contemporaneo, abituato ormai a divorare ogni tipo di immagine senza nemmeno assaporarla, spesso non si curi di osservare i suoi più piccoli e appaganti dettagli. Questa becera passività, sostiene la fotografa, conduce l’uomo, come naturale conseguenza, a preferire la visione di “una superficie o una vetrina” ad hoc manipolata e patinata in modo non-naturale, che sia dunque di più facile lettura a paragone con il caos della realtà che lo circonda. Proprio superfici e vetrine divengono, nelle fotografie di Vittoria, “le protagoniste generatrici delle manipolazioni che incidono sulla nostra visione quotidiana”. La superficie della vetrina, difatti, oltre a mostrare il contenuto presente al suo interno, riflette anche ciò che scorre all’esterno, creando dunque una doppia visione alterata, in cui ordine e casualità si bilanciano in maniera perfetta; è possibile osservare ciò, ad esempio, nella fotografia con manichino e automobili, oppure nella fotografia con il focus sulla scritta Coca-Cola – nient’altro che “una ricerca al dettaglio”, ci fa osservare la ragazzae l’edificio specchiato.

Molto intrigante la scelta di Vittoria di adottare il motivo dell’errore come leitmotiv (motivo ricorrente) della sua produzione, derivando da questo non un fulcro semplicemente estetico, ma soprattutto concettuale. Noi di HideArt siamo estremamente curiosi di sapere come la giovane fotografa svilupperà questa sua ricerca, con l’augurio che essa prosperi fervidamente.

 

Giulia Guarnieri

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