Nicola Chibbaro

“Nessun colore è buono o cattivo, siamo noi ad attribuirgli tale significato.”

 

La possibilità di fare del colore un “medium comunicativo poliedrico”, non costretto da un codice interpretativo univoco e prestabilito; è questa la tensione che anima l’opera dell’artista odierno, Nicola Chibbaro, classe ’92, studente di Pittura dell’Accademia di Belle Arti romana.

La passione per la pratica pittorica, curata con amore dalla più tenera infanzia, è sbocciata a seguito della scoperta della cromatologia, e quindi della storia che gravita attorno a ciascun colore e che ne definisce l’identità. È soprattutto il colore Nero a solleticare la curiosità del nostro artista, “colore che da sempre l’uomo occidentale ha messo in relazione con tutto ciò che è negativo, la morte, il diavolo, la sfortuna, il male”. Con la sua opera, invece, Nicola, auspica d’offrire a questo colore una “nuova primogenitura”, ottenendo così che il Nero si scrolli da dosso ogni umana costrizione ideologica e si esprima nella sua maniera più autentica e, come naturale conseguenza, polivalente.

Gli oli del nostro artista sono contraddistinti da una struttura compositiva costante, con la  presenza di tre “altari” arcaizzanti sormontati al centro da una grande sfera nera. Gli altari, ci è spiegato, rappresenterebbero “il passato, il presente e il futuro del Nero“, la sfera invece rappresenterebbe la materializzazione concreta dello stesso Nero. Le atmosfere create sembrano alludere a una primordiale condizione dell’universo, a ciò che può considerarsi uno “stato caotico di prima trasformazione della materia originaria”. Ad accentuare la suddetta impressione la presenza delle traiettorie equidistanti che radiano dalla sfera del Nero e che sembrano stilizzare il disegno di un sole, come se ci trovassimo ad osservare una sorta di palingenesi o nuova generazione che l’artista augura a questo pigmento.

Nicola, comunque sia, chiarisce che, attraverso la visione delle sue opere, “lo spettatore è catapultato in atmosfere sempre diverse” generate da “ambienti cupi o molto colorati”. Le sue, dunque, sono opere aperte, che accettano d’essere definite da interpretazioni diverse e personali. Indiscutibile, invece, è l’impegno del nostro Nicola nel combattere lo stereotipo, “raccontando tutte le varie sfaccettature del Nero, positive e negative”. Aspettiamo dunque con curiosità di scoprire come si evolverà questo racconto e questa ricerca figurativa.

 

Giulia Guarnieri

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