Paolo Vitale

Non ho mai aspirato a rivestire le mie opere di significati concettuali o estetici; per me un’opera dev’ essere veramente in grado di smuoverti in modo genuino, potente e affettivo.

Paolo Vitale, classe ‘89, è una delle giovani promesse del corso di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Roma.  La pittura è una passione che lo accompagna da sempre, parallela prima agli studi liceali e poi a una breve avventura da matricola nella facoltà di Giurisprudenza, alternativa che non è servita a distoglierlo dall’ indissolubile sogno di vivere d’arte. Da lì prende il via una caccia al tesoro tra ingaggi temporanei come illustratore e borse di studio come quella per l’Istituto Europeo di Design nel 2015, fino all’approdo in Accademia dove trova finalmente un laboratorio esplorativo in cui apprendere come destreggiarsi tra tecniche e strumenti per catalizzare al meglio la sua ispirazione nell’arte. A passo con il percorso didattico Il suo stile si forma, evolve, sperimenta nuove modalità di espressione che lo inducono a focalizzare la sua dimensione artistica in termini di supporti e tecniche figurative.

“Ho cominciato a notare un cambiamento nella mia ricerca artistica, una volta più incline all’illustrazione ed ora sempre più pittorica”.

Paolo infatti scopre di prediligere composizioni astratte, spontanee, che diano spazio all’emotività nella sua forma più immediata, che le conferiscano una direzione ideale e concreta al contempo, senza un indirizzo preciso ma sulle orme di una traiettoria estemporanea. Come in un’improvvisazione musicale configura opere a metà strada tra astrattismo e incisione rupestre che comunicano un’urgenza espressiva senza schemi, un alfabeto personale per rappresentare il mondo e fornirne una sua originale narrazione. Utilizza carte e colori diversi, asseconda l’impulso preistorico che detta i suoi tratti senza obbedire a una formula, alterna chine e pastelli, segni e macchie, campiture e miscele cromatiche.

Non carica le sue composizioni di senso concettuale o di formalismo addomesticato all’estetica ma di un’energia primordiale che collega segno e significato non specificandone il nesso.

Nella sua fuga dalla ‘’figurazione’’ si trova a inseguire un linguaggio libero, vivido, dinamico. Un‘eloquenza visionaria – che si tratti di un turbine cobalto, di un bosco psichedelico o di un volto di donna sui toni dall’arancio –  sprigiona dalle sue opere un’energia vitalistica e talvolta criptica, irradiata direttamente dalla tavolozza. Affidando l’istinto alla potenza di un espressionismo preistorico, alla memoria di un graffitismo rivisitato in chiave moderna, si evince lo slancio di Paolo Vitale a darsi voce tramite l’arte, a ‘’disegnare’’ un segnale da trasmettere all’altro contando su una percezione intuitiva, col solo intento essenziale di non lasciare al caso nient’altro che la forza al caos. Attendiamo intrepidi di scoprire come si evolverà questo racconto e questa ricerca figurativa.

Naomi Giudice

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