Marta La Rocca

‘’Penso che una buona attrezzatura sia utile ma non necessaria: ho scattato delle foto pessime con la mia reflex full-frame di ultima generazione e cose apprezzabili con una Fisher Price automatica dei primi anni 2000’’

Marta La Rocca è poco più che ventenne ma la sua passione per la fotografia è ormai un tratto distintivo sulla sua carta d’identità. Un destino già scritto parrebbe quello nel mondo dell’arte dato che è cresciuta in una famiglia di creativi, madre ceramista e padre musicista, eredita una propensione a esprimersi ben oltre le parole che si concretizza nel colpo di fulmine per un ‘’giocattolo’’ speciale: la Fisher- Price 35mm a rullino ricevuta in regalo per il suo quinto compleanno. La prima macchinetta, come il primo amore, non si scorda mai ma per Marta quel dono rappresenterà ben più che una parentesi romantica. Una combinazione fatale che negli anni farà stringere un legame indissolubile tra l’obiettivo fotografico e le sue mani, un prolungamento dei suoi occhi per arrestare istantanee del mondo come lo vede lei.

 ‘’Amavo collezionare scatti dei miei parenti, di amici, poi di gente sconosciuta e con il tempo ho cominciato ad avere la sensazione che le mie fotografie per risultare interessanti dovessero includere la figura umana’’

La curiosità di bambina si trasformò ben presto in uno studio serio, favorito dalla precoce dimestichezza con lo strumento che la indusse a sviluppare un interesse vivo per il raffinamento della tecnica. Nell’ adolescenza arriva la prima Reflex e con essa il momento di misurarsi con una formazione più professionale, perseguita in prima battuta attraverso l’iscrizione ad un corso di fotografia che le consente di seguire workshop e di fare esperienza come assistente. Un percorso lungo, svolto con umiltà e impegno, avvicina Marta a perfezionare non solo la padronanza del mezzo fotografico ma anche a delineare una propria caratura artistica.

‘’Credo che non si smetta mai di imparare ma penso di essere giunta ad un livello per il quale posso permettermi di fare qualcosa di tecnicamente imperfetto’’

Libertà di esprimersi e proporre una propria visuale del mondo: è questo il traguardo posto da Marta al culmine del suo progetto.  Schivare la perfezione per raggiungere piuttosto uno stile personale, onesto nelle sue modalità di rappresentazione, che rifletta nell’ immagine la comunicazione di uno stato d’animo senza badare ai dettami di un’estetica predefinita.  Costanti nella sua fotografia sono la figura umana, l’utilizzo di una reflex full-frame con ottica luminosa fissa e zoom e il rifiuto di ricercare un ideale di bellezza canonica.

Nel portfolio di Marta si susseguono scatti velati da un’aura di malinconia, controbilanciata dall’ amore per la natura e per gli scenari appartati in cui un’attenzione particolare è prestata alla luce (frequente, a tal proposito, l’uso di pannelli riflettenti).  La pelle è scoperta e anche l’anima sembra affiorare dal contatto delle giovani protagoniste degli scatti con l’obiettivo di Marta, capace di avverare in progetti sempre nuovi intensi connubi emotivi tra corpo e elementi naturali: onde e fiamme scuotono le corde sensibili di un abbandono all’ ambiente, acqua e fuoco si fondono con i contorni delle muse ritratte assorte in un desiderio profondo di lasciarsi andare. I volti non sono quasi mai frontali ma sfuggenti, come se nella dinamica dell’immagine il focus fosse posto su un principio statico, introverso di volgere lo sguardo ad un impulso di introspezione cullato dal movimento circostante.
Vibrante e nitido il contenuto degli scatti, così come il carattere di Marta che ama oscillare tra lavori diversi determinata a non fossilizzarsi in un’unica direzione.

‘’Pensare di dover racchiudere tutto in un unico genere per catalogare la mia fotografia mi spaventa e forse la mia fotografia non avrebbe più lo stesso senso che ha ora’’

Marta La Rocca è la prova che esistono nella storia di ognuno destini e obiettivi, e che in qualche caso coincidano. A lei va il nostro augurio di farli corrispondere sempre, con successo, all’ insegna di un originale sentimento per l’imperfezione.

Naomi Giudice

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