Alice Colacione

Sono cresciuta con i colori in mano, non c’è stato un momento o un luogo in cui ho capito che l’arte avrebbe fatto parte della mia vita; mi è sempre stato chiaro.

 

Alice Colacione è una giovane studentessa del corso di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Cresce stringendo in mano il pennello e sin da subito capisce che sarebbe stato quello lo strumento con cui avrebbe narrato il mondo, l’appendice naturale con cui tastarne la consistenza e scoprirlo. Non ha nemmeno 10 anni che la voglia di sporcarsi di colore e plasmare la materia la conduce nel laboratorio di un artista romano, dove a piccoli passi comincia a dedicarsi con impegno sempre più serio allo studio. Apprende la tecnica e la sfrutta per declinare la realtà figurativa in una paesaggistica astratta, nella quale la descrizione delle cose è affidata a un codice visuale di linee eloquenti, di volta in volta nevrotiche o armoniose, sinuose o spezzate, ma pur sempre coerenti con un indissolubile legame empatico tra scenario e supporto.

Non privilegia materiali particolari ma asseconda il suo impulso a sperimentare, adottando per ogni opera connubi inediti di tinte e piani su cui esplorarne il potenziale, al solo obiettivo di rintracciare un perfetto equilibrio tra estetica e rappresentazione. Acrilico, pastelli, cartone, tela: un progetto evolutivo vede alternarsi senza routine elaborazioni diverse che sappiano mettere in luce nuovi aspetti di un compromesso artistico, visibile ma al contempo etereo.

Per me fondamentale è la sinergia tra la materia e l’evanescente, pertanto la scelta degli strumenti è rivolta ad un unico fine: la ricerca di equilibrio.

Come una macchia di petrolio sull’oceano, lo stile di Alice è cangiante e profondo. Uno spettacolo in superficie al servizio della suggestione pura, esente da parametri di analogia ma improntata alla libera contemplazione. Non esiste fine didascalico, manca del tutto il nesso simbiotico tra apparenza e sostanza perché nella trasposizione artistica di Alice l’unico mezzo comunicativo la fenomenologia di un senso a priori, un linguaggio comprensibile solo per intuizione che dà corpo al concetto con un’esposizione sensoriale. Non un disegno dimostrativo ma uno spiraglio di luce sulla conoscenza, mai discorso ma piuttosto segnale, un moto inconsulto di espressione, riflesso incondizionato del pennello.

La pittura per l’artista non deve stimolare la conoscenza ma deve mettere in moto l’esperienza soggettiva di chi la osserva.

Senza mai puntare ad alcun vincolo di verosimiglianza è l’immaginario di Alice a specchiare il mondo in un repertorio istintuale di associazioni cromatiche, di intersezioni casuali di tratti e miscele iridescenti che insinuano la disinibita possibilità di scorgere nelle sue opere tramonti d’acquerello e burrasche in bianco e nero.

A lei va il nostro augurio di seguire sempre la rotta del pennello animato e mantenere il coraggio di compiere il tuffo negli abissi dell’estrinsecazione artistica, nella quale è un’incessante rivelazione nuotare.

Naomi Giudice

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