Marta Ranieri

La macchina fotografica divenne un occhio aggiuntivo, il mio mezzo d’espressione più soddisfacente

Marta Ranieri classe ’93 nasce  a Soriano Calabro, la svolta perla sua creatività coincide con la data del suo diciottesimo compleanno, giorno in cui riceve la prima Reflex che istantaneamente diventerà per lei come uno scorcio privilegiato sul mondo dal quale ammirarne gli aspetti più discreti.

A infonderle la passione per l’arte fotografica è la conoscenza di un giovane fotografo in età adolescenziale, incontro decisivo chela condurrà alla scoperta di un canale percettivo sorprendentemente avvincente,capace di restituire alle ‘’cose’’ sullo sfondo un primo piano caratterizzante.Dopo il diploma di maturità si trasferisce dalla provincia a Cosenza, dove tenta una carriera universitaria nel corso di Lettere e Beni Culturali presso l’ Unical, per poi ritirarsi un paio di anni dopo e dirottare la scelta su un percorso formativo più affine alle sue velleità di comunicazione,il Dams. Lo studio degli artisti del ‘900 la ispira nelle direzioni verso cui dirigere la propria dimensione creativa,concretizzata sul piano pratico dalla frequentazione di laboratori e workshopper apprendere la tecnica fotografica.

La mia fotografia è semplice e essenziale, non amo modificare eccessivamente gli scatti, non amo realizzare immagini artificiali o finte.

Nella sua cartella da lavoro una reflex digitale e qualche ottica, strumentazione minima per ultimare servizi improntati alla semplicità della bellezza comune, colta di soppiatto nella sua indisturbata espressione,scovata nei dettagli della vita quotidiana e immortalata senza clamore. Una fuga dalla distrazione imperante nella furia metropolitana sulle tracce di soggetti modesti, silenziosi, che giacciono inosservati non distante dagli occhi dell’osservatore moderno, talmente impegnato a decodificare raffiche di stimoli in una società frenetica come quella del III millennio da perderli per un soffio, condannato a pagare lo scotto di un’iperattività multitasking, sempre più rapida e impassibile.

Cerco di rendere straordinario ciò che è ordinario.

‘’Mondi fragili’’ è il nome del suo ultimo progetto, nel quale tesse un elogio in forma istantanea della vulnerabilità afferrata di sfuggita in apparizioni casuali, dell’imperfezione pura e sincera, della gentilezza nella sua umanità. Nel fascino sobrio di visioni ricorrenti non per questo meno preziose di particolari, Marta ripone la sua cifra espressiva, un alfabeto elementare per la trasmissione di impressioni spontanee.

Non esiste smania di originalità nelle immagini catturate dall’ obiettivo di Marta ma l’indicazione di uno spunto a riconoscere percezioni reali,familiari, ingenue, prestate alla posa artistica senza trucco. La fotografia funziona come richiamo per sedare l’attenzione spasmodica dello spettatore contemporaneo e rilassarlo su armonie banali, deliziandolo di una galleria rassicurante: quella di un’inestinguibile normalità.    

Un invito alla lentezza, a concedere al tempo un ritmo paziente per posare lo sguardo sullo spettacolo del mondo. A Marta il nostro augurio di salvare ancora mille istanti innocenti dalle grinfie di un’epoca in corsa.

Naomi Giudice

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