Edoardo Donati

Ad immagine e somiglianza del mondo reale/ virtuale.

Arte e multimedialità costituiscono già da tempo un corpus unico nel panorama contemporaneo, ad un punto in cui la stessa arte è stata eletta a mezzo analizzatore e rappresentativo delle attuali tendenze comportamentali alla base della nostra esperienza del cosiddetto “web sociale”; è nel contesto di questo filone artistico che è possibile ascrivere la produzione di Edoardo Donati, giovanissimo illustratore grafico, classe ’99, appena entrato a far parte dell’Accademia di Belle Arti romana.

L’amore d’Edoardo per l’arte è stato fermentato dalle sue maggiori passioni – manga, anime e videogames, la cui influenza ha manipolato in maniera evidente ed originale lo sviluppo del suo linguaggio espressivo, connotato da una certa propensione alla semplificazione descrittiva e all’ utilizzo di palette cromatiche sature e brillanti, inevitabilmente attraenti anche per lo sguardo più affrettato. E non è un caso, dunque, che Edoardo preferisca dedicarsi all’ illustrazione digitale, più affine al mondo dell’animazione da egli tanto ammirato, e soprattutto più semplice e pratica da poter condividere sui social, sul cui formato funzionale e contenutistico essa è modellata; le sue “-Girls” ne sono esempio lampante.

Nell’ ultimo anno Edoardo si è dedicato alla creazione d’ un vero e proprio “marchio di fabbrica personale” rappresentato proprio dalle “Girls”, giovani dalle sembianze volutamente attualissime, abbigliate e atteggiate alla maniera del canone standard dell’utilizzatrice media d’una qualsiasi piattaforma sociale, della quale, dunque, esse incarnano le modalità più caratteristiche e stereotipate di mostrarsi per apparire alla moda; c’è un modello/ prototipo che si fa un selfie, un altro con le gambe allargate e le mani poggiate sull’ inguine, e un altro ancora che ostenta l’immagine di un’ormai consumata opera d’arte. Ciò che contraddistingue le “Girls” di Edoardo è il loro essere obbligatoriamente acefale, un espediente atto a dar corpo a una creatura mancante d’una propria mentalità e identità, nient’altro che “un corpo ridotto ad un semplice mucchio di likes”, una sorta di distillato provocatorio e crudelmente veritiero di immagini che frettolosamente scorriamo sui nostri apparecchi elettronici, e nel cui flusso le illustrazioni di Edoardo potrebbero però spiccare proprio alla luce della loro consapevole artificiosità.

Con la sua tavoletta digitale Bamboo sempre alla mano e desideroso d’esercitarsi a più non posso, prevediamo che Edoardo Donati, già acutamente indirizzato su una precisa strada creativa, sarà sicuramente capace di far prosperare la sua produzione e d’articolarla in maniera più complessa e personale; a lui il nostro augurio che ciò avvenga.

Giulia Guarnieri

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