Michele Fascianelli

Quando uno scultore si trova davanti ad un blocco di marmo c’è un contatto diretto con la materia, cercando di individuare tutto ciò che è superfluo. Di conseguenza è anche un lavoro su se stessi, distinguere da ciò che è superfluo e ciò che non lo è.

 

 

Michele Fascianelli, classe ’93, è uno studente d’Ingegneria Aerospaziale alla Sapienza con la passione per la scultura. Una passione che nasce ai tempi della scuola, estasiato dalla forza espressiva dei grandi Maestri del passato come Donatello, Michelangelo, Bernini. È affascinato soprattutto da come l’arte potesse essere veicolo d’espressione delle più potenti emozioni umane, anche a distanza di secoli.

Inizia come pittore ma poi “scopre” la scultura, interessato all’attività del “levare” materiale, contrariamente a quanto accade solitamente nella pittura. Questo togliere materia corrisponde per lo scultore ad un lavoro su se stessi, alla ricerca personale di ciò che è essenziale e ciò che invece è solo superfluo. Comincia a studiare la scultura nel laboratorio M’arte dell’artista Fulvio Merolli. Ama e lavora il marmo di Carrara, quello dei grandi maestri, ma le prime opere sono ricavate da pietre raccolte intorno al lago di Nemi, frequentato dal nostro scultore. Da queste pietre nasce un’opera come Pietra muscolare, un’opera che presenta , a detta dello scultore, una forma che non è quella pensata inizialmente, come se quel muscolo intrappolato all’interno della pietra avesse reclamato il proprio diritto ad emergere, reso ancora più vivo e carnoso dall’acrilico rosso. Le sue opere non hanno un filo conduttore che le accomuna, ma parlano delle sue esperienze dirette con il mondo e di come la parte inconscia e profonda dell’artista reagisce di fronte a queste esperienze.

Ciò che interessa Michele Fascianelli è lo stupore delle persone di fronte le sue sculture, mostrandogli cose che non sono solite guardare, o quantomeno non nel modo in cui le guarda lui, proprio come può accadere in un’opera come Made in italy: una comunissima forma di parmigiano, (prodotto tipicamente italiano proprio come il marmo utilizzato e da qui il titolo) che qui diventa materia nobile e preziosa proprio come il marmo di Carrara e prodotto tipicamente italiano.

Nell’opera Femminicidio ritorna l’esperienza della pittura; una lastra di marmo dipinta ad acquerello e squarciata da una lama. I colori sono lividi e scuri, a richiamare l’offesa e l’umiliazione che ancora oggi troppe donne subiscono e il taglio profondo e nerissimo, come profonde e indelebili sono le cicatrici, fisiche ma soprattutto mentali delle vittime di questi fatti orrendi e disumani.

Il suo legame con i maestri del passato invece, è ben visibile nel volto sofferente di Prometeo, appena punito dagli Dei per aver rubato loro il fuoco divino per consegnarlo agli uomini mentre sembra parlarci di creazione la scultura intitolata Chirogenesi, una parola composta dal greco chiro (mano) e genesi (nascita, origine), una sorta di partenogenesi di uno strumento, la mano appunto, che a sua volta plasma la materia e da vita all’inanimato.

Le opere di Fascianelli recuperano una grande tradizione artistica e grande è la sua capacità tecnica ed espressiva. Un augurio di una lunga avventura tra i gloriosi e bianchi marmi di Carrara dallo staff di HideArt.

Filippo Saccà

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