Francesca D’Andrea

La mia ispirazione è alimentata dalla storia dell’arte e dalle filosofie che vi ruotano intorno. Ma anche dalla vita intesa come insieme di idee e problemi esistenziali.

 

Francesca D’Andrea è una giovane pittrice della Scuola libera del nudo dell’Accademia di Roma, poco più che ventenne e già con le vele spiegate nell’ illustrazione non esclude dalle sue corde nessuna modulazione dell’arte.

Una vena sensibile che si nutre di sensazioni introspettive e percezioni delicate coltivate con lungimiranza, cullate dalla sintonia con la musica di Damien Rice e la poesia, compagne fedeli nel percorso creativo di Francesca. Nella sua stanza s’instaura un’atmosfera intima che connette emozioni e progetto lungo i tratti embrionali di ogni schizzo. Se dal pensiero scaturisce l’immagine mentale, è da un intendimento profondo che deriva la scelta di una forma, di una definizione concreta di quello che in prima battuta è un disegno irreale.

Sviluppa in parallelo serie differenti, a cui si dedica con versatilità e impegno mantenendo netti i contorni di ogni lavoro. I concetti si realizzano coerentemente, nel pieno rispetto del loro nucleo originale, senza rischi di contaminazione o ridondanza. Non è l’opera che rivela il talento dell’artista, ma piuttosto Francesca che fonde il suo ingegno per la trasmissione di un messaggio, preferendo all’ esuberanza dell’ego uno stile disponibile ad inventare un linguaggio efficace e selettivo. Tecniche, direzioni e soggetti si distinguono senza mai accavallarsi nell’ estuario di una curiosità generosa, che fa dell’arte il fine ultimo e non il mezzo per esaltare la propria espressione.

Cerco di rendere la mia impostazione di lavoro funzionale a ciò che voglio esprimere, a una ricerca che abbia come obiettivo voler rendere la sensazione che ho dentro più chiara possibile.

Francesca accresce la sua tecnica cimentandosi in un ventaglio di opportunità che la coinvolgono in una sperimentazione continua. Un metodo che l’ha condotta non solo ad affrontare contenuti ogni volta stimolanti  in modo diverso ma anche ad attraversare fasi produttive in progressione, dalle prime esperienze in bianco e nero con gesso e carboncino alla scoperta del colore, prima in acquarello poi ad olio e in acrilico. Uno spettro completo di gradi d’intensità e precisione che confermano un interesse a tutto tondo per l’arte.

Solitamente dipingo prima gli sfondi e le grandi superfici, per poi focalizzarmi sui dettagli.

Una cura scrupolosa e paziente messa in atto all’ interno di un laboratorio che procede per tentativi e valutazioni in corso d’opera: i dipinti di Francesca nascono da idee timide di scorci metafisici che definiscono le loro fattezze direttamente sul foglio, sprigionati dall’ abilità di un pennello impugnato dalla mano e guidato dal pensiero.

Tra i temi più interessanti della sua produzione quello della ‘’casa’’, declinato sia come luogo fisico sia come nido, e quello del materialismo contemporaneo, condizione indagata come gabbia da cui rifuggono le manifestazioni libere della persona e dell’arte.

Appartengono al primo filone le illustrazioni esposte a Palermo in occasione della mostra ‘’Apparte Home Gallery’’, dipinti di dimensioni abitative surreali e simboliche raffigurate sotto forma di montagne inaccessibili e sole, robuste ‘’case’’ di se stesse.

Fa parte invece del secondo indirizzo ‘’Venere Doidalsa in fuga’’, esemplare di un concept che restituisce spazio sociale all’arte classica, schiudendole un varco sull’ attualità e accogliendo la statua della divinità greca nel tempo moderno come valore intramontabile e come donna.

“Sii la parte invisibile del tuo sguardo” è una piccola poesia di Franco Arminio che accompagna la mia vita e le mie giornate, perché se sono l’unica cosa che non riesco a vedere, allora è ciò che guardo che mi crea un’identità.

Francesca D’Andrea dà prova di un’onestà artistica che non mira ad altro obiettivo se non quello di concepire un’idea e rinascere nell’ arte. Rituale che insiste a replicare ogni volta che inventa un’espressione per trasmettere la sua verità e consegnarla all’ esterno, affinché l’arte torni alla sua natura gentile di carezza sugli animi. Contatto e non contratto tra individui ravvicinati e soli, come montagne.

Naomi Giudice

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