Silvia Poropat

“Mi soffermo molto sulla stranezza che ad oggi ha sostituito i classici canoni di bellezza.”

Silvia Poropat, classe ’97, è una ragazza che attualmente frequenta un corso di grafica editoriale presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Sin da piccola Silvia si trova immersa nell’ambiente artistico tra parenti creativi e un padre fotografo. Sarà proprio quest’ ultimo a trasmettere alla giovane artista la passione per la fotografia, in tutte le sue sfaccettature. Quello che la ragazza ha con la macchina fotografica è un rapporto di amore e odio, tuttavia sarà proprio questo il punto focale della sua sperimentazione.

Silvia si definisce “una grande osservatrice”, l’attenzione per i dettagli è il punto cardine su cui l’artista incentra tutto il suo lavoro. Tuttavia la fotografia è un mezzo versatile e predisposto per una molteplicità di sperimentazioni. Attualmente silvia è impegnata nella fashion photography.  Il modo di scattare dell’ artista non è convenzionale. Lei stessa dichiara di aver allontanato la dimensione accademica della fotografia per accogliere con molta più passione tutti quegli “errori” che non trovano spazio nel tradizionale. I suoi “attrezzi” tuttavia restano la macchinetta fotografica , piuttosto che filtri, obbiettivi vari, lampade, fondali e accessori di contorno utili per la fotografia in studio.

Quello che Silvia fa è incentrare la sua sperimentazione sulla stranezza e il particolare bizzarro.  Le sue modelle sono inusuali, lontane per certi versi dall’ industria della bellezza, soggetti estremamente caratterizzati, sempre sull’ orlo del “brutto”, convenzionalmente parlando. Le sue fotografie riescono quindi a riscattare il “difetto” rendendolo “studio”, una sorta di studio retinico sulla diversità dei tratti umani. Questa scelta di abbandono e distacco dal canone classico è diventato lo stile inconfondibile delle fotografie della ragazza, che grazie all’ambiente che la circonda sta maturando e crescendo molto.

La necessità di ogni fotografo è quella di distinguersi dalla massa per affermare uno stile personale e riconoscibile agli occhi di tutti. Silvia sta riuscendo in questo intento, la sua originalità è data anche da una scelta bizzarra per chiunque studi fotografia. I suoi ritratti sono frutto di ottiche grandangolari che donano all’ immagine finale quel tratto di originalità che non guasta mai. L’ artista oltre che di fotografia si occupa anche di editing e postroduzione, lavorando personalmente i propri lavori per caratterizzarli maggiormente. Lo stile di Silvia è estremamente difficile da comprendere, non tutti hanno quell’apertura mentale e quel gusto per la sperimentazione indispensabili per accogliere caratterizzazioni del genere.

In sintesi si può definire la ragazza come “l’artista del difetto”, una delle poche in grado di accogliere l’errore e farne il punto di forza centrale della sua poetica. Attualmente Silvia è impegnata nella sperimentazione dell’analogico e di tecniche  non convenzionali per gli scatti e questo è il sintomo del sangue creativo che scorre in lei.

 

Nicolò Savi

 

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